Verso un nuovo Deal per il Mezzogiorno, l’Italia e l’UE

di Francesco Attaguile

Dip. Nazionale: Mezzogiorno

1- Il futuro di questo Paese  passa attraverso il riposizionamento del Mezzogiorno nella grande casa europea e nel nuovo scenario globale, verso il quale può proiettare l’Italia e l’Europa per romperne il declino e il progressivo isolamento

Se l’Italia cresce complessivamente  meno della media UE ciò è dovuto soprattutto agli insufficienti ritmi di crescita delle Regioni meridionali. Inoltre, con il declino dell’asse atlantico accelerato dall’uscita della Gran Bretagna, se l’Europa vuole ricollegarsi ai nuovi poli trainanti dello sviluppo -tutti posti a Sud- deve recuperare ruolo e centralità internazionale del suo Sud.

2- Anche il messaggio arrivato dal Sud nelle ultime elezioni italiane è semplice e chiaro: ”o mi sviluppo o mi mantieni”.

Poiché è evidente che il nostro Paese non si può permettere di mantenere 3.000.000 di persone, quante sono le professionalità che nel Mezzogiorno non hanno lavoro, allora l’unica alternativa  rimane lo sviluppo.

Con i suoi  21 milioni di abitanti dei quali solo 6.100.000  occupati, compresi i sommersi, se quest’area deve raggiungere il rapporto occupati/popolazione dell’Emila Romagna ha bisogno infatti di oltre 3 milioni di nuovi posti di lavoro.

3- Colmare questi divari accumulati nel primo secolo di unità è stato l’obiettivo del programma che si è cercato di attuare nel quarantennio 1950-90, con risultati significativi ma insufficienti, contraddetti e in gran parte vanificati nell’ultimo venticinquennio con la caduta degli investimenti pubblici destinati ai territori meridionali.

4- La tesi che tale insuccesso sia da attribuire alle carenze delle classi dirigenti locali, sostenuta non solo dalla Lega, è in parte fondata ma superficiale. E’ vero che qualunque processo di sviluppo dipende anche da classi dirigenti adeguate, ma sarebbe come dire che “ se lo zoppo non fosse zoppo vincerebbe le Olimpiadi”.  Quando il Mezzogiorno ha espresso classi dirigenti adeguate ha ottenuto le risorse, il processo di sviluppo si è avviato e  il divario si è ridotto. Presupposto per riprendere un ritmo di crescita sostenuto è pertanto la riqualificazione e la credibilità delle classi dirigenti meridionali, non solo politiche.

Ciò richiede sia di valorizzare la rete delle Università e dei Centri di alta formazione, sia di interrompere la vera e propria emorragia di cervelli, sottratti al processo di sviluppo locale per alimentare quello dei sistemi concorrenti. Altrimenti si accelererà l’impoverimento, l’invecchiamento e lo spopolamento del 40% del territorio nazionale.

5- Il percorso virtuoso della Germania nell’ex DDR ha visto immettere fattori di sviluppo “occidentali”- non sempre comprensibili da chi era stato “mantenuto” per oltre un quarantennio (capitali, tecnologie, formazione di cultura d’impresa etc.), aggiuntivi rispetto agli interventi ingenti delle politiche di coesione dell’UE. Angela Merkel, notoriamente  proveniente da un land dell’est, sta completando pur fra difficoltà e contraddizioni il processo di sviluppo e integrazione avviato da Khol, proprio riposizionando e rendendo centrale l’est del Paese rispetto alle nuove frontiere dell’allargamento dell’UE.

6- Lo stesso percorso nel nostro Paese non è stato completato, sia per l’assenza di una politica euromediterranea e di vicinato meridionale, sia perché è sorto un patto scellerato tra la nuova classe dirigente del Paese e quella delle regioni meridionali, in un tacito contratto di scambio, con il quale il notabilato meridionale fornisce il consenso allo sviluppo del resto del Paese in cambio della sua autonomia nel gestire potere e risorse per alimentare  le rendite di posizione proprie e delle rispettive clientele .

7-  Si è giunti ad interrompere quasi del tutto gli investimenti pubblici nel Sud, soprattutto dopo l’abolizione della CasMez con il referendum promosso dalla Lega, e si utilizzano solo in parte e come “sostitutivi” gli interventi “aggiuntivi” dell’EU, destinati alle regioni meridionali per raggiungere invece sufficienti livelli di coesione territoriale. L’argomento che queste non ne facciano buon uso non giustifica la loro interruzione poiché, dopo la brusca fine dell’intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno, è  rimasta l’unica fonte per investimenti sullo sviluppo, quando non è stata dispersa a pioggia con improduttivi criteri localistico-clientelari.

8- Il Mezzogiorno sta diventando  un enorme ghetto assistito, con nuovi masanielli che distribuiscono manciate di spiccioli sottrati agli investimenti in nfrastrutture produttive per lo sviluppo e l’occupazione.

Ciò mentre il futuro del Paese e dell’Europa passa dalla sua proiezione mediterranea e globale.  Il Mare Nostrum, grande pianura d’acqua che avvicina ed unisce popoli e culture, è tornato ad essere infatti il crocevia del nuovo scenario geopolitico, che vede il declino euro-americano, la crescita della Cina, dell’India e quella già iniziata dell’Africa. L’Italia e l’Europa devono incernierarsi in tale processo attraverso le loro regioni meridionali, anche se ciò sfugge ancora alla maggior parte delle forze politiche e delle pubbliche opinioni, compresa quella dello stesso Sud narcotizzato con le elemosine.

9- Da tale prospettiva bisogna partire trasformando anche le criticità in opportunità e risorse, compresa l’immigrazione, a lungo agitata come fantasma per deformare il consenso,  attraverso la formazione e la valorizzazione degli immigrati, resi così inseribili nei processi produttivi e redistribuiti sia nei paesi sviluppati che nei loro territori di origine, per accelerarne lo sviluppo con adeguati aiuti internazionali.

10- Il Mezzogiorno è una grande  piattaforma logistica al centro del maggior volume di interscambio globale .  Augusta e i porti meridionali che si affacciano di fronte al Canale di Suez recentemente raddoppiato e sulle rotte est-ovest che attraversano il Mediterraneo sono i più convenienti e competitivi rispetto al nord Europa, ma occorre collegare il sistema portuale del Sud all’entroterra continentale con i Corridoi ferroviari ad alta capacità previsti dalla Rete Transeuropea dei Trasporti (TEN). In tale contesto va posta, con cognizione di causa  e senza pregiudizi, la realizzazione del Ponte del Mediterraneo sullo Stretto di Messina, nel momento in cui si stanno realizzando gli altri tratti italiani dei Corridoi europei della TEN (Val di Susa, Brennero, terzo valico etc).

11- Non è infatti accettabile ne conveniente per l’intero Paese che i trasporti collettivi internazionali moderni siano concepiti al servizio di una sola parte di cittadini ed imprese, che si fermino ad Napoli e attraversino trasversalmente l’Italia solo dalla Val di Susa a Trieste, mentre le aree metropolitane meridionali restano le uniche in Europa prive di tali servizi, essenziali per renderle competitive e attrattive di insediamenti produttivo-occupazionali.

In Spagna l’alta velocità ferroviaria (AVE) è partita da sud, in Francia e Germania copre l’intero territorio e anche Polonia e Bulgaria la stanno realizzando, mentre non si ha notizia della progettazione dell’alta capacità in Calabria e per recarsi in treno da Ragusa (modello virtuoso di equilibrato sviluppo locale e di best pratices produttive, in trentennale attesa di un collegamento autostradale) ad Agrigento (polo turistico mondiale) occorrono 6 ore. La Sardegna non dispone di alcuna rete ferroviaria !

È ormai dimostrato che i territori attraversati da ferrovie moderne si sviluppano con ritmi superiori al 2% all’anno rispetto agli altri.

 

12-  Le imprese locali sono indispensabili in un progetto di sviluppo, altrimenti si tratterebbe di una colonizzazione. Appare però altrettanto chiaro dalla storia recente e dalle esperienze di molti altri Paesi europei, compresa la Germania, che esse non sono sufficienti. Resta quindi necessaria l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area, oltre che con una moderna infrastrutturazione materiale e immateriale riducendo gli oneri gravanti sulle imprese per il personale, garantendo la sicurezza,  semplificando e rendendo efficiente il sistema  amministrativo-burocratico, oggi fonte di ritardi e di corruzione.

13- Una maggiore cura e concentrazione di risorse va indirizzata su “aree pilota” (v.  ZES), con funzioni di poli di traino, applicando e ampliando la normativa, che le prevede solo come retro-porti, ad alcune aree anche interne di tutti i territori meridionali.
Occorre creare così ulteriori distretti di settore (turistico, manifatturiero, energetico, agroalimentare) concentrando le risorse, europee e non, per consentire a quei territori di essere attrattivi di investimenti esterni, come accaduto in altre regioni già marginali dell’Europa.

14- Irrinunciabile per un territorio così vasto è un moderno sistema creditizio rispondente alle esigenze delle piccole e medie imprese -soprattutto start up- rafforzando la rete delle piccole banche che hanno interesse allo sviluppo territoriale e restituendo al Sud almeno un apposito istituto per il credito industriale di medio e lungo termine, con partecipazione al rischio delle iniziative giovanili e innovative e loro accompagnamento fino a regime, anche mediante diffusione di incubatori.

Va inoltre  ripresa ed attuata la proposta di Romano Prodi di una Banca del Mediterraneo, come motore di un processo di integrazione che non si attua con decreti ed accordi bilaterali o intergovernativi, più volte falliti (v. Processo di Barcellona del 1995, Unione per il Mediterraneo del 2008 etc.), ma intessendo dal basso anche nel Mediterraneo rapporti people to people multilaterali e diffusi, analogamente a quanto accaduto negli oltre 60 anni di pace, collaborazione e progresso che hanno reso irreversibile il processo di integrazione  europea.

15-  Per rendere attrattivi i territori meridionali sono pertanto necessarie queste priorità:

a) adeguata Infrastrutturazione moderna, materiale e immateriale
(ponte, porti, ferrovie veloci e ad alta capacità, reti di comunicazione, formazione e ricerca);
b) sicurezza dalla  criminalità organizzata, come non risulta ancora garantita dappertutto dallo Stato;
c) fiscalità di vantaggio e incentivi alle imprese che vi si allocano, investono, assumono e si internazionalizzano;
d) formazione e acompagnamento  verso gli sbocchi occupazionali (compresi gli immigrati);
e)   efficienza amministrativa e dei servizi, con nuovi strumenti di governance territoriale multilivello più vicina al cittadino, attraverso la radicale revisione critica degli istituti regionali e locali, favorendone il coordinamento mediante macroregioni anche transnazionali. Va definitivamente consentita la partecipazione di tali nuovi soggetti istituzionali forniti di potere legislativo (modello trentino-altoatesino) alla fase ascendente delle decisioni legislative dell’UE, come peraltro prescritto dalla riforma costituzionale del Titolo V del 2001 e attuato da altri Paesi membri, in direzione del superamento della rigida dimensione intergovernativa dell’UE.
f)  adeguata tutela e valorizzazione delle risorse naturali e ambientali, culturali ed umane, con particolare riferimento alla Green Economy ed alla Blue Economy.

Occorre infine attrezzare ed offrire un nuovo Mezzogiorno come contributo di risorse mediterranee non solo materiali ed umane, ma anche valoriali – Persona, Famiglia, Solidarietà, Accoglienza- di cui questa Europa ha urgente bisogno, come emerge dall’incontro dei Vescovi di 20 Paesi mediterranei riuniti a Bari e dal messaggio conclusivo di Papa Francesco.