Programma

LA NOSTRA VISIONE

L’Italia si appresta a una campagna elettorale che senza enfasi è paragonabile a quella del 1948.

Ora come allora il Paese si trova a doversi risollevare dalle macerie di una stagione politica e sociale lacerante, che oltre ad averlo spinto nella retroguardia delle economie avanzate, ne ha minato alla base i principi dell’etica pubblica.

E ora come allora gli italiani saranno chiamati a scegliere tra diverse idee di democrazia, di progresso e di futuro.

Da una parte, un blocco conservatore, ispirato a una concezione leaderistica, tecnocratica e liberista, che vede primeggiare una persona sola al comando, con l’unico compito di tenere in ordine i conti pubblici e di lasciare fare al libero mercato ciò che lo Stato non può più permettersi.

Dall’altra, un polo riformatore, animato da un’idea partecipativa della dimensione politica, che vede nei diritti e nelle libertà, coniugati assieme ai doveri e alle responsabilità, la chiave di volta per ricostruire un tessuto civile degno di un Paese moderno.

La scelta che abbiamo dinanzi è quella tra un’Italia chiusa in se stessa, gelosa della propria sovranità e prigioniera dei propri egoismi – territoriali, generazionali, economici e sociali -, e un’Italia aperta, protagonista in Europa e nel mondo e portavoce di un nuovo modello di sviluppo responsabile e solidale.

E’ la scelta tra un modello di sviluppo che guarda alle generazioni future e vuole cambiare in profondità un sistema di produzione e consumo che non garantisce né un’equa distribuzione della ricchezza, né un uso oculato dei beni della terra, e un modello incentrato solo sul profitto e la competizione, che considera ineluttabile il perpetrarsi di un capitalismo ove la finanza ha occupato il posto dell’economia e l’economia ha eroso gli spazi propri della politica.

Oggi la democrazia e la politica italiana sono fragili perché hanno smarrito l’orizzonte globale entro il quale si collocano le grandi questioni che determinano il destino dei popoli, e così facendo hanno perso le proprie radici.

Le migliori tradizioni politiche, popolari, socialdemocratiche, liberali e riformiste, sono state relegate in un cono d’ombra da un ventennio in cui al centro della politica e della società è stato posto l’interesse individuale, più spesso quello personale, l’interesse delle lobby e delle corporazioni, piuttosto che l’interesse generale.

La crisi dell’Italia, prima ancora che una crisi economica, è, in questo senso, una crisi politica, culturale e morale.

Una crisi che nasce da un bipolarismo muscolare, connotato da una forte vis polemica tra le coalizioni avversarie, che ha avuto l’unico esito di dividere e frammentare, piuttosto che unire, le migliori energie del paese.

Un bipolarismo che ha svilito la politica a un semplice elenco domestico di cose da fare nell’interesse di singoli blocchi sociali, perdendo di vista l’orizzonte globale e, con esso, i problemi strutturali dell’economia e della società italiana.

La politica è stata una cattiva maestra, che ha preferito perseguire convenienze di breve respiro, anziché essere d’esempio e di stimolo alla crescita, spirituale e materiale, della collettività nazionale.

Il ventennio berlusconiano ha esaltato l’individualismo esasperato, l’utilitarismo, la furbizia e, non da ultimo, il qualunquismo. La sua politica ha parlato, illudendola, alla sola “pancia” del paese, diffondendo un modello culturale e sociale che in modo più o meno subdolo ha tentato di legittimare la violazione dei più elementari precetti della convivenza civile: pagare le tasse e rispettare le sentenze della magistratura.

Lentamente, è come se si fosse cercato, grazie anche un sistema dei media assai poco libero e indipendente, di minare la capacità di pensare degli italiani e di rendere normale ciò che, nei paesi avanzati, è semplicemente illegale.

Allo stesso tempo, la politica ha troppo a lungo sottovalutato i problemi dell’economia, rinviando continuamente le riforme strutturali necessarie a ricondurre l’Italia su un sentiero di crescita.

L’avvento del Governo Monti ha spezzato il cortocircuito etico e finanziario in cui si era avvitato il Paese, restituendo all’Italia quell’affidabilità internazionale senza la quale oggi saremmo stati travolti dalla speculazione dei mercati.

I sacrifici chiesti agli italiani hanno consentito di consolidare un percorso di risanamento dei conti pubblici che è, tuttavia, tutt’altro che concluso.

Nei prossimi anni ci aspettano ancora scelte difficili

Il macigno del debito pubblico e della spesa per gli interessi limiterà molto gli spazi di manovra, mentre dovremmo fronteggiare gli esiti di una crisi che ha intaccato pesantemente, talvolta in modo permanente, le capacità produttive del Paese.

Il lavoro impostato dal professor Monti, integrato da una forte spinta sociale, poteva costituire una valida base da cui ripartire, cui certamente anche il centro-sinistra avrebbe dato il suo contributo positivo. Ma così, purtroppo, non è stato, perché la cosiddetta “agenda Monti”, facendosi parte, è diventata un simbolo della contesa elettorale.

E in ogni caso crediamo che per vincere le sfide che ci aspettano, non basteranno il buon senso e un approccio tecnocratico.

Serietà, professionalità, rigore, sono necessari per ripristinare le basi essenziali dell’etica pubblica, ma non sufficienti per avviare una stagione di autentico cambiamento.

Il Paese, per voltare pagina e ricominciare a prosperare, ha bisogno di una rivoluzione culturale.

Ha bisogno di cambiare mentalità e di scrollarsi di dosso comode abitudini, per affermare l’idea che il benessere è legato al lavoro e non alla furbizia, che gli affari non si possano condurre senza regole e senza etica, che i diritti camminano sulle gambe dei doveri.

Ha bisogno di trasformare propria la scala dei valori e di abbracciare nuovi stili di vita e abitudini di consumo.

E soprattutto ha bisogno, per realizzare tutto questo, di una buona Politica, che oltre a dare risposte puntuali ai problemi dei cittadini, sappia infondere ottimismo e speranza e imprimere un forte slancio morale al cambiamento.

Il CENTRO DEMOCRATICO intende delineare una cornice ideale e programmatica, che nel solco delle grandi culture politiche liberali e riformiste possa arricchire il confronto, integrando e completando l’agenda Monti per offrire agli italiani una solida e credibile prospettiva di governo di centro-sinistra. 

L’ITALIA IN CUI CREDIAMO

In un contesto di persistente e severa crisi economica, lo scenario politico e sociale è caratterizzato, rispetto al passato, da una sempre più intensa disaffezione alla politica e da una crescente insicurezza, sul piano individuale e collettivo, che generano fenomeni inversi: da un lato forti pulsioni populistiche, volte a destrutturare il sistema, anche in chiave antieuropeista; dall’altro, nuove istanze di mobilitazione della società civile, alimentate da un ritorno di impegno civico e da una forte richiesta di soluzioni e risposte chiare e nette – “si si”, “no no”, – sulle grandi questioni  che determinano il destino della comunità (economia, lavoro, povertà, istruzione, ambiente).

Il CENTRO DEMOCRATICO nasce per dare una rappresentanza e una voce autorevole a quella parte della società civile che non si lascia incantare dalle sirene della demagogia, né si limita a protestare rifugiandosi nell’astensionismo, ma che è invece disposta a mettersi in gioco per rifondare, in modo radicale, le istituzioni politiche, sociali ed economiche del Paese.

Noi crediamo, infatti, che esista un’Italia che vuole parlare il linguaggio della verità e dell’onestà, che non si fa ingannare dalle bugie e dalle false promesse e che non intende rimanere silenziosa spettatrice del malcostume dilagante.

Noi crediamo in un’Italia saggia, che vuole impegnarsi per difendere i valori della Costituzione, della vita, della famiglia, del rispetto del pianeta.

Noi crediamo in un’Italia che non vuole privilegi e rendite di posizione e non si rassegna alla legge del più forte e alla precarietà dei diritti.

Noi crediamo nell’Italia che non specula, ma produce ricchezza, paga le tasse, sostiene il volontariato, investe i propri denari in società che rispettano le persone e l’ambiente e che protegge e mette a frutto l’immenso capitale artistico che ha ereditato.

Nonostante i pessimi esempi offerti da una parte della classe politica che ha perso ogni pudore e dignità, noi crediamo che esista ancora un’Italia concreta, che chiede a gran voce una nuova stagione di partecipazione democratica per reagire a un declino che non è inesorabile.

E’ a questa Italia che il CENTRO DEMOCRATICO vuole rivolgersi, per indicare una via, possibile e praticabile, per rimettere in moto le energie dormienti del Paese.

LA NOSTRA MISSIONE

Tra le tante cose venute a mancare dopo questi lunghi anni di bipolarismo muscolare, ciò che colpisce maggiormente è la scomparsa di un comune senso d’appartenenza alla nazione e la totale assenza di una visione politica capace di unire, piuttosto che di dividere.

L’artificiosa e rozza divisione della politica tra “tifosi” di due opposti schieramenti ha impedito l’emergere di una strategia innovativa, originale e condivisa di valorizzazione delle risorse, delle energie e dei talenti straordinari di cui l’Italia è ricca.

Una strategia che può nascere solo dalla consapevolezza di come di fronte alla complessità del mondo globalizzato del XXI° secolo, i paradigmi, le icone e le tradizionali categorie politiche siano ormai superati.

Ciò non significa, certo, che siamo destinati a essere governati da tecnocrazie prive di principi ideali e di legittimazione democratica, quanto piuttosto che oggi mondi e dimensioni apparentemente distanti – come Stato e mercato, capitalismo e solidarietà, economia ed ecologia, finanza ed etica, profit e no profit possono abbracciarsi in modo nuovo, perseguendo sinergicamente obiettivi comuni.

Le moderne politiche pubbliche sono assai più sofisticate del passato e richiedono un approccio integrato e multidisciplinare, che porta a sintesi, senza annullarle, le differenti sensibilità di stampo ideologico.

In Italia le resistenze al cambiamento nascono da un sistema politico in cui ciascuna parte assume aprioristicamente una bandiera, protegge un determinato interesse, si fa portavoce di un segmento della società e dell’economia, prescindendo da una visione strategica complessiva.

Ed è così che c’è chi sposa acriticamente il metodo della concertazione sindacale, e chi, altrettanto acriticamente, considera il mondo del lavoro e dei sindacati come un blocco conservatore da tenere a bada per non frenare la crescita e lo sviluppo.

In tutte le questioni politiche il confronto sembra minato da un pregiudizio.

Lo sviluppo economico e la solidarietà sociale sono troppo spesso trattati in modo disgiunto, come se l’uno potesse prescindere dall’altra.

Analogamente, anche le questioni ambientali, da cui dipende larga parte del nostro futuro, sono da alcuni ritenute solo un insieme di vincoli e oneri impropri a carico del mondo produttivo, e da altri come la panacea di tutti i mali e l’unico fattore di modernizzazione dell’economia.

La missione del CENTRO DEMOCRATICO è spezzare questi schemi di sterile contrapposizione ideologica e ricondurre gli ideali della politica alla realtà dei fatti.

La politica senza principi è un pragmatismo senza speranza.

Ma la politica senza soluzioni, concrete e praticabili, rende il futuro senza speranza.

E’ con questa filosofia che il CENTRO DEMOCRATICO, assieme alle altre forze della coalizione di centro-sinistra, si candida a far ripartire l’Italia.

Una ripartenza che riguarderà il modo di essere dell’Italia in Europa e nel mondo e che interesserà trasversalmente i diversi comparti dell’economia e della società italiana: dall’ammodernamento dello Stato Sociale all’energia, dal fisco alla finanza, dalla giustizia all’istruzione, dai trasporti all’edilizia, dal turismo alla cultura, dall’agricoltura alle infrastrutture, passando per tutte le diverse articolazioni della pubblica amministrazione.

E’ in tutti questi comparti che vogliamo realizzare le grandi opere di cui il paese ha davvero bisogno.

Grandi opere che possono essere attuate solo attraverso politiche di sviluppo che assumano l’equità, l’efficienza e la sostenibilità come principi guida della regolazione.

Noi crediamo, infatti, che vincoli di bilancio ed esigenze di rilancio dell’economia, politiche d’inclusione e coesione sociale e di sostenibilità ambientale, non siano tra loro in conflitto, ma possano invece integrarsi in modo nuovo, per generare un valore aggiunto per il sistema paese e avviare una nuova stagione di cambiamento.

Ed è su queste fondamenta, incentrate sul principio, d’ispirazione comunitaria, dello Sviluppo Responsabile, che si basa il Programma del CENTRO DEMOCRATICO.

Un Programma fatto di soluzioni e impegni concreti, e coerente con la strategia per la crescita e l’occupazione dell’Unione Europea, che prevede, fin dagli inizi della prossima Legislatura, una terapia d’urto, tesa a ristabilire quel clima di fiducia, tra i cittadini e nei mercati, e di speranza nel futuro, indispensabile per far ripartire l’Italia che vogliamo.