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Controricorso

Leggo, purtroppo non più con sorpresa, le 8 pagine del “ricorso” con il quale alcuni iscritti chiedono l’annullamento del 1* Congresso di +Europa.
Non entro nella valutazione giuridica delle argomentazioni addotte, che faremo successivamente insieme agli altri numerosi giuristi “cammellati” giunti con vari mezzi (non solo in pullman) dalle regioni meridionali per partecipare a Milano al Congresso.
Mi limiterò a portare alcune osservazioni, guardando il pre-Congresso, il Congresso e il post-Congresso “visti da Sud”, dato che proprio la presenza degli iscritti meridionali sembra aver costituito l’elemento di turbativa, come più volte denunciato (il “problema” di Falasca, il “ricorso” di Cappato&c. etc.)
Ricordo prima di tutto che la discutibile scelta di Milano come sede ha costituito già un primo fattore di discriminazione pesante nei confronti degli iscritti provenienti da oltre 500 km, con costi aggiuntivi di partecipazione al Congresso risultati per molti proibitivi : oltre ai 50 euro dell’iscrizione (cifra già disincentivante, soprattutto per i giovani), fino a 500€ fra alloggio, vitto e viaggio (per siciliani e sardi necessariamente in aereo), che hanno costretto molti o a non iscriversi, o a rinunciare a venire a Milano o a partecipare solo ad una o due delle giornate congressuali.
Gli effetti di questo filtro delle iscrizioni “per censo” risultano anche dalla distribuzione per provenienza regionale degli iscritti esibita dagli stessi “ricorrenti”: su 4.851, nel nord ne risiedono oltre la metà (2.436), nel centro più del 20% (1.030), mentre nel sud 992 e nelle isole solo 393. L’incidenza demografica di queste ultime regioni rispetto al totale nazionale è nettamente maggiore ed anche gli iscritti campani, citati a mo’ di scandalo, sono proporzionati ai 6 milioni di abitanti di quella regione come quelli della Lombardia lo sono rispetto a 10 milioni.
Che gli iscritti meridionali abbiano subito una vera e propria preclusione è confermato dall’improvvisa abolizione della delega, prima prevista e divulgata e poi abolita inspiegabilmente a qualche settimana dal Congresso. Sarebbe interessante pubblicare quanti degli iscritti meridionali sono riusciti a venire a Milano ed a votare.
Benemeriti i pullman, se ci fossero stati, come già lo erano quando consentivano ai diritti dei coltivatori o dei metalmeccanici di essere tutelati nei congressi dei grandi partiti. Di quelli esibiti nel “ricorso”, uno (della ditta Galileo di Pisa) è stato già individuato come quello che ha trasportato, come il buon senso e l’economia suggerivano, un gruppo di simpatici radicali pisani venuti in allegra brigata (come è giusto che sia, perché il Congresso deve essere anche una festa), un altro è della milanesissima ditta Solaria di Assago e probabilmente portava turisti in giro per Milano, mentre il terzo, ignoto, anche quando non fosse stato anch’esso di passaggio e provenisse invece dalla Terra dei Fuochi, non avrebbe potuto certo inquinare l’aria del Marriot ed il risultato congressuale.
Visto che secondo alcuni il voto meridionale sarebbe comunque “inconsapevole” e quindi varrebbe di meno, piuttosto che l’esame antidoping riproporrei per tutti una verifica a punti in base ai c.v.(già proposta a Falasca) rifacendo lo scrutinio con voto ponderato. Conoscendo molti dei presunti “cammellati”, quasi tutti titolati e con c.v. di successo, temo per i ricorrenti che la situazione si ribalterebbe e non insisto, convinto della pari dignità degli iscritti. I quali, essendo “consapevoli”, non risultarono influenzabili -ahimè- neppure dai sorridenti giovanotti del quartiere che in prossimità del seggio, come si soleva una volta nelle periferie di Napoli o di Palermo (questo sì che alle elezioni è reato, n.d.r.), distribuivano fac-simile di questo o quel candidato.
Andando al risultato, se la denunciata preponderanza di votanti meridionali cammellati avesse falsato l’elezione dell’Assemblea, avremmo molti più eletti meridionali, che invece sono purtroppo assai pochi e quasi tutti della (a questo punto provvidenziale) lista di Tabacci. Ai malevoli verrebbe da sospettare che tutte queste coincidenze – Milano, niente deleghe, discriminazione dell’iscritto meridionale come minus habens e sua criminalizzazione, esclusione dalle liste etc.- siano frutto di un patto “ad escludendum” a danno del Sud, al quale si è sottratta la lista di Tabacci, che subirebbe ora ritorsioni discriminatorie proprio per non aver aderito a quel “patto”. Ma solo l’abissale ignoranza dei paleo-leghisti, revisionata perfino da Salvini, potrebbe concepire disegni così perversi, anche perché chiunque capisce che è proprio il Sud che ha +bisogno di +Europa, come +Europa ha bisogno di +Sud per superare il fatidico +4%, andandogli incontro per affrancarlo dal giogo assistenzialista dei 5stelle, che traggono proprio da lì la loro linfa vitale.
Altrimenti, se rientrassimo nella logica suicida dell’autoaffondamento che sembra aver pervaso alcuni di noi, ci sarebbe da chiedere si l’annullamento del Congresso, ma semmai da parte degli esclusi meridionali, con le stesse motivazioni indicate a pag. 6 dai ricorrenti:
“L’espressione di voto ad un congresso di partito deve essere libero, informato, consapevole e genuinamente volontario, non meno del voto alle elezioni e….deve garantire che qualsiasi forma di agevolazione organizzativa sia messa a disposizione di tutti gli iscritti in ugual modo”. Ovvero, garantire la par condicio di partenza !
In forza di questa par condicio il nuovo Congresso si dovrebbe fare almeno a Napoli, che dista 4 ore di Frecciarossa da Milano, una notte di nave da Palermo e Cagliari, 8 ore + 2 di traghetto in auto da Catania (o pullman, in deroga al divieto, perché i treni a sud di Napoli non sono praticabili).
Confido tuttavia che il bel risultato del nostro bel Congresso venga rispettato, senza inciuci e intrallazzi travestiti da legalismi artefatti, così come la bella storia che ci ha condotto fin qui, iniziata da Bonino-DellaVedova-Tabacci alla sala della Stampa estera un anno fa e che mira a dare all’Italia uno strumento efficace per uscire dalle secche in cui l’hanno condotta il velleitarismo renziano, l’irresponsabilità di certa sinistra, la demagogia populista e sovranista che ci isola e ci distrugge.
Consentite che il respiro di questo disegno strategico non possa più essere subordinato e soffocato da obiettivi ed argomenti sproporzionati, che allungano pericolosamente la spirale autodistruttiva e che andrebbero esauriti in una risata, facendo risuonare la nota garbata espressione di un meridionale intelligente: “Ma mi facciano il piacere!”

 

Francesco Attaguile